Team Building: Gioco di squadra ….
Nella creazione di un gruppo di lavoro è fondamentale il momento della definizione e della condivisione dei ruoli. Ognuno dovrà avere ben chiaro cosa fare e dichiarare le proprie aspettative anche nei confronti degli altri.
In un gruppo di commerciali, ad esempio, ci sarà chi starà davanti in prima linea e dovrà possedere le caratteristiche migliori per fronteggiare la forza del mercato. Ma da solo non potrà fare nulla: avrà bisogno di chi lo sorregge alle spalle spingendolo per dargli la forza di procedere. Il tutto deve essere favorito da una comunicazione efficace tra i membri del gruppo, in modo che i movimenti siano coordinati ed efficaci.
Ecco come questi concetti possono essere vissuti attraverso la metafora dell'outdoor, utilizzando in questo caso l'esercizio di salvamento fluviale della piramide.
Origini dell'Outdoor
La data ufficiale della nascita della metodologia formativa Outdoor è 1941 quando Kurt Hahn e Lawrence Holt fondarono la prima scuola di outdoor training in Galles. Outward Bound da motto divenne il nome della scuola che inizialmente era centrata su operazioni di salvataggio in mare. Le attività di Hahn miravano a sviluppare leader forti e gli crearono non pochi problemi in Germania ma nonostante questo e grazie ai numerosi successi ottenuti dalla sua scuola le sue metodologie si diffusero in Europa e negli Stati Uniti.
YourSelf Leadership 2009
Si terrà il 21 e 22 maggio di quest’anno la 3° edizione del “YourSelf Leadership” il corso formazione Outdoor per lo sviluppo della Leadership Individuale.
Due le novità di quest’anno: la nascita del Trentino Outdoor Camp (il brand del RaftingCenter dedicato alla formazione aziendale) e la collaborazione con Fòrema (il Consorzio per la formazione e lo sviluppo dell'Impresa dell'Unione degli Industriali della Provincia di Padova).
Presto fornirò maggiori informazioni; nel frattempo, per chiunque fosse interessato è disponibile a questo link il download della brochure (in modalità beta).
“Scopri di più in una persona in un'ora di gioco che in un anno di conversazione“ Platone
L’Outdoor Training è una tra le modalità formative più evolute per favorire l’attivazione e la rimessa in moto di tutte le risorse fisiche, emotive, cognitive della persona, oltre che al fatto che stimola la voglia di apprendere.
Favorisce il confronto tra gli individui permettendo una migliore conoscenza di sé e degli altri, coinvolge globalmente la persona che vi partecipa.
Le azioni ideate, inoltre, non devono suscitare nei partecipanti la percezione di rischi eccessivi per loro; si rischia di innescare comportamenti di non disponibilità, oltre al fatto che le persone maggiormente ansiose non riescano ad affrontare le prove. È sempre auspicabile aumentare con gradualità il livello di difficoltà.
Bisogna fare attenzione a non “confondere i mezzi con i fini”, ovvero a non progettare azioni che possono risultare favolose e poi in realtà si discostano dall’obiettivo iniziale; attenzione anche ad evitare che l’azione schiacci il momento della riflessione, dell’elaborazione dell’esperienza, in tal caso l’apprendimento non avverrebbe. È proprio la riflessione il momento centrale dell’esperienza, che permette la vera valorizzazione degli individui, oltre al fatto che, a posteriori, ci offre anche una panoramica valutativa dell’intervento molto importante, che può avvenire grazie al contributo delle persone che hanno vissuto l’intervento formativo.
È una metodologia di per sé molto affascinante che non va improvvisata, ma che se fatta bene permette di ottenere risultati a dir poco soddisfacenti sia per chi la conduce, sia per chi vi partecipa; nello svolgersi delle azioni, affiorano comportamenti della vita quotidiana che si compiono di routine e sui quali non si è abituati a riflettere e che sicuramente non emergerebbero in una formazione d’aula.
Il modello di riferimento, come ci ricoda Rotondi, è quello dell’apprendimento dall’esperienza, che avviene attraverso una fase di compimento dell’azione, detta attiva, e una fase di osservazione, detta passiva, nella quale si subiscono gli effetti dell’azione. L’obiettivo è portare i partecipanti ad apprendere dall’esperienza, agendo in sessioni prolungate realizzate immergendosi nella natura; de-contestualizzare l’apprendimento dalla situazione lavorativa per offrire ai partecipanti la possibilità di mettersi in gioco in quanto “persone”, prima ancora che “appartenenti a un ruolo”.
Questo processo formativo, basato sull’esperienza richiede la fusione di cinque fattori, che devono essere ben calibrati tra loro:
l’avventura: utilizzata come supporto pedagogico, permette agli individui di addentrarsi in un territorio sconosciuto e di abbandonarsi completamente all’azione. L’apprendimento deriva proprio dal contatto con una nuova realtà;
la metafora: lega l’azione svolta in outdoor con il contesto lavorativo e permette l’efficace trasferimento degli apprendimenti nella pratica lavorativa quotidiana degli individui;
il coinvolgimento emotivo: generato dalle situazioni sia sul piano intellettuale, che sul piano relazionale, emotivo, energetico e fisico;
l’osservazione: è un momento privilegiato della metodologia. Si osservano i comportamenti dei compagni, ci si auto-osserva e si riflette sui comportamenti di tutti, sia immediatamente dopo l’esperienza, sia nelle successive fasi con il supporto delle videoregistrazioni;
la concretezza: viene richiesto ai partecipanti di fare affidamento sulle proprie risorse per raggiungere gli obiettivi. Nel momento in cui i compiti smettono di essere dei giochi, il successo o il fallimento di un azione producono conseguenze immediate.
La sperimentazione delle varie attività, indipendentemente dai risultati in termini di performance, mira a creare le condizioni favorevoli per lo sviluppo di capacità di problem solving e il consolidamento della fiducia reciproca orientata al lavoro di squadra, con una particolare sensibilità all’ascolto attivo.
Conoscere se stessi, essere consapevoli delle proprie risorse e dei propri punti deboli, accettare pienamente le emozioni, avere fiducia nelle potenzialità proprie ed altrui, mostrarsi flessibili di fronte al cambiamento, possedere motivazione ed entusiasmo, prontezza nel cogliere le occasioni, empatia ed abilità relazionali: sono queste le basi dell’intelligenza emotiva, che tanta parte ha nella costruzione della nostra vita.
L’outdoor training vuol essere per l’appunto un laboratorio di azione, uno strumento piacevole ed immediato per rafforzare tali capacità, per andare oltre il confine di se stessi, verso gli altri.
“Dimmi e io dimentico
Insegnami ed io ricordo
Fammi partecipe e io imparo”
Benjamin Franklin
Io ho av uto modo di conoscere quest'affascinante metodologia durante la mia esperienza di tirocinio e devo dire che è stato qualcosa di davvero entusiasmante: le dinamiche che si mettono in atto sono davvero uniche ed è difficile che in un aula si raggiungano con la stessa efficacia!
Al prossimo post le notizie più tecniche e strettamente metodologiche!
Maria Chiara
LA FORMAZIONE E’ ATTIVAZIONE DELLE RISORSE DELL’ALTRO, NON E' RIEMPIMENTO
E’ attraverso l’azione che si forma la nostra conoscenza o meglio il nostro sapere, inteso come qualcosa di strettamente legato alla persona, ai suoi valori vissuti, al suo sentir profondo che lo tocca fino all’anima. Non basta l’ascolto ma occorre vivere delle esperienze significative per generare competenze...perchè sono convinta che ogni nostra competenza sia stata una volta un’emozione. Ma ogni esperienza in sé non ha valore se non viene riflettuta e pensata. Non basta quindi scendere con il gommone, o provare una forte emozione per migliorarci e assumere consapevolezza delle nostre competenze. Questa metodologia deve quindi dotarsi sia di un efficace debriefing, che di un valido esperto dei processi formativi degli adulti che sappia condurre il gruppo nella scoperta dei punti di forza e di debolezza emersi, facilitando, attraverso esercizi che richiamino alla mente l’esperienza vissuta, un trasferimento di quanto valorizzato nel proprio contesto lavorativo. Non è infatti un’attività improvvisata, una piacevole discesa in gommone tra colleghi, ma alla base dell’Outdoor Training c’è tutta la pienezza delle teorie dell’apprendimento dall’esperienza (Education Nouvelle con J. Dewey e E. Lindman, 1896; McDonald, 1964 con il pragmatismo; Hildgard e Bower, 1966, con il funzionalismo; le teorie della Gestalt, con Wertheimer, 1959; ma già prima con K.Lewin, 1935, fino a J. Bruner, 1966; a A. Maslow, 1972; C. Rogers, 1976; M. Knowles 1973; a D. Kolb, 1975).
Gestione delle emergenze
Con il termine di Outdoor Training si intendono dei programmi di formazione professionale o personale che utilizzano il supporto di situazioni concrete ed emotivamente coinvolgenti in sessioni prolungate nella natura, mettendo i partecipanti di fronte a problemi nuovi e complessi per sviluppare determinate "competenze" attraverso la capacità di apprendere dall'esperienza. L'estate trascorsa è stata ricca di appuntamenti e presso il RaftingCenter un gruppo di lavoro è stato ingaggiato nello svolgere una serie di esercizi. Uno di questi riguardava la gestione di una emergenza: si trattava di dover gestire una situazione imprevista mai vissuta prima. E cosa c’è di meglio che dover gestire il salvataggio di una persona in torrente ?
Nelle attività di Outdoor è fondamentale il momento dedicato al debriefing: dopo lo svolgimento dell'esperienza, i partecipanti confrontano i propri vissuti fra loro e con il feedback fornito dal trainer, che ha vissuto/osservato/registrato (video/foto) con loro l'esperienza. Rivedendo il video il gruppo ha osservato e focalizzato l’attenzione sui seguenti punti:
- la reazione d’istinto è stata passare all’azione senza dedicare del tempo al “pensare” ed al coordinarsi;
- non è stato deciso chi dovesse gestire e dirigere il gruppo (il leader);
- la guida (=il leader) ha un ruolo diverso dal mio;
- senza un coordinatore i nostri sforzi sono inutili, l’azione non da risultato;
Nell’Outdoor le attività fisiche devono essere viste come delle metafore con le quali rilevare e sviluppare le potenzialità personali e/o del gruppo. Nel nostro caso si è sperimentato una emergenza rispetto ad una situazione nuova e mai vissuta e i partecipanti hanno confermato nel debriefing che le reazioni vissute sono le stesse che avvengono nel contesto lavorativo. Se l’azione formativa ha avuto successo (anche grazie al forte ancoraggio emotivo del contesto), la prossima emergenza lavorativa sarà affrontata con modalità diverse. Il gruppo ha suggerito:
- mantenere la calma;
- non agire ma pensare;
- raccogliere e condividere informazioni;
- identificare il problema;
- eventualmente scomporre il problema in piccole parti;
- decidere e condividere una strategia;
- assegnare dei ruoli;
- passare all’azione;
- svolgere frequenti check;
- mantenere alto il livello di condivisione delle informazioni;
- una volta conclusa l’emergenza riunirsi per un debriefing con l’obiettivo di accrescere il proprio bagaglio culturale.
Perchè
- nell’era Fordista la logica d’azione della Formazione era l’istruzione; trasferire nozioni operative che permettano all’operatore l’utilizzo di macchinari e tecniche produttive.
- Nell’era del Taylorismo la logica diventa l’interazione tra individuo ed organizzazione. La Formazione è organizzata nell’analisi dei bisogni, nella progettazione, la gestione didattica (aula) e la valutazione finale.
- Oggi, nell’era Post Industriale, la logica della formazione diventa la capacità di lavorare sulle esperienze capitalizzando la conoscenza (tacita e non formalizzata) che viene creata.
Come
L’approccio metodologico è rappresentato dalle 4 fasi del ciclo di Deming: un modello studiato per il miglioramento continuo della qualità in un'ottica a lungo raggio. Serve per promuovere una cultura della qualità che è tesa al miglioramento continuo dei processi e all’utilizzo ottimale delle risorse (vedi Wikipedia).
Cosa: formazione Outdoor
Le attività Outdoor mettono i partecipanti di fronte a problemi da risolvere attraverso una loro azione diretta, mirando ad un apprendimento che, attraverso una riflessione sui risultati e sulle modalità del loro agire, raggiunga l'obiettivo formativo prefissato.
In un'esperienza di formazione outdoor non interessa tanto il reale livello di difficoltà da affrontare, quanto la sua percezione soggettiva e il pieno coinvolgimento emotivo dei partecipanti che possono così essere in grado di mobilitare e mettere in gioco tutte le proprie energie disponibili.
Nella formazione outdoor le attività fisiche devono essere viste come delle metafore con le quali rilevare e sviluppare le potenzialità personali e/o del gruppo. Il rafting, ad esempio, per un'attività formativa di Team Building permette di far sperimentare particolari situazioni e comportamenti ad un gruppo di lavoro costruendo loro un forte ancoraggio, anche emotivo, agli apprendimenti che rappresentano per il trainer l'unico obiettivo al quale riportare tutte le attività svolte.
Chi
rappresenta il punto di riferimento per le attività outdoor in Trentino. Oltre 25 anni di esperienza, personale qualificato ed una struttura di alta qualità
la rendono “un unicum” nell’offerta legata allo sport nelle Alpi. Propone rafting, hydrospeed, canyoning, arrampicata, canoa, nordic walking, mountain bike, downhill, orienteering, orienteering con la mountain
bike, orienteering con le racchette da neve, via ferrata, parco aereo acrobatico. Dispone di spaziosi spogliatoi con docce calde e riscaldamento, cassette di sicurezza, ampio parcheggio interno, 2 pulmini da 9 posti, 1 pulmino da 16 posti ed un bus da 33 posti, accogliente ufficio di ccettazione, sala riunioni attrezzata con videoproiettore e internet in wi-fi, centro benessere, piscina interna ed
esterna, ristorante, camere, appartamenti e bungalow. Copre tutti i clienti con assicurazione ed è stata riconosciuta dalla Federazione Italiana Nuoto come sede di salvamento fluviale per l’alta specializzazione acquisita.
Alcune delle storiche guide del Rafting Center coniugano la passione sportiva con la professione di formatore e consulente aziendale. La fusione delle due attività nel “Trentino Outdoor Camp” è stata il risultato di una naturale evoluzione della loro professionalità verso le attività formative manageriali di tipo esperienziale, oggi
così necessarie nell’era Post-Industriale.
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